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La storia
L’atto che segue tratta della ricognizione di confini, con apposizione di termini lapidei, tra Castro e Frattura; alla ricognizione sono presenti il procuratore don Domenico Porcinari, patrizio aquilano, che rappresenta il barone don Prospero de Rosa per Castro e don Tommaso Tabassi patrizio di Sulmona, avvocato, per Frattura. Sono presenti inoltre i rappresentanti eletti di Frattura: Antonio Marrocco e Domenico Cortese. Il Regio Compassatore è Domenico Paparella.
La ricognizione viene fatta il 13 Ottobre del 1710 in quanto è sorta controversia tra l’università di Frattura e il barone de Rosa utile signore di Castro.
L’atto è del Notaio De Fante Francescoantonio di Sulmona, FN AS Sulmona busta 162 vol 12
16 Ottobre 1710.
“ […] hanno ritrovato un termine lapideo anticamente sito e posto in luogo detto il Macerone, fra gli altri confini di detta Terra di Castro e di Frattura; ed avendo in tale congiuntura ordinato a Domenico Paparella Regio Compassatore dell’Unita di Frattura che tirasse col sguardo la linea, ad effetto di vedere, e riconoscere dove corrispondeva, e richiamava detto termine antico scolpito et impresso in pietra viva e lapidea, hanno trovato che quello corrispondeva nel luogo detto la Forcella d’Introdacqua, di Frattura e di Castro onde evitare come si è detto in futuro ogni altra controversia e stabilire fra le parti una perpetua quiete, si è in questo luogo piantato un altro termine ed in quella parte che riguarda verso Sulmona si è scolpita ed impressa una croce nella maniera e forma che si trovava in detto termine antico con dette diligenze, atteso su la faccia del luogo, e perquisizione fatta rinvenuto. E per maggior esplicazione e dichiarazione aggiuntavi in detto termine di nuova apposizione appostovi una lettera C denotante il dominio di Castro, e dall’altra parte che porta e riguarda verso Frattura, si è impressa una lettera F denotante il dominio di Frattura. E per maggior specificazione, chiarezza e delucidazione si è apposto un altro termine lapideo consecutivo e distante otto passi dal primo termine, e con le stesse lettere e croce come sopra impresse e scolpite. E stante detta apposizione di termini lapidei, come sopra fatta di consenso di ambo le parti, essendone ciascuna d’esse dichiarata ben contenta e soddisfatta, han promesso in futuro osservare detta terminazione tale fatta, quale omologano, approvano ed accettano nella maniera e forma che è stata terminata, senza innovare senza far innovare in avvenire per qualunque occasione, e causa, ancorchè giusta o dalle leggi permessa, cosa veruna sopra di quelli contro la forma di detta terminazione fatta, sotto pena di ducati cento d’applicarsi in beneficio di chi osserverà quanto di sopra si è convenuto”. Seguono le sottoscrizioni delle parti e dei testimoni.
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