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La storia
Passiamo ad esaminare i possedimenti dei monasteri nelle nostre contrade: l’abbazia di Montecassino, San Vincenzo al Volturno, San Pietro de Lacu.
La cronologia cassinese, dell’anno 955, narra il possesso di molteplici Chiese in Balva: in “Balva Ecclesia S. Petri in Barbano, San Salvatoris supra flumen, S. Angelo ad Aquavivam (Scanno), S. Angeli ad Florentum et cellam quae est Inter-Aquas (Introdacqua) positam” nella stessa cronica troviamo che Aligerno, abate, per rinfrancare il monastero di Montecassino, incendiato dai Saraceni, concede a livello (in affitto) beni del monastero situati in Balva e cioè le “Chiese di San Mercurio et de San Cesidio, et aliis rebus in Flaterno. Item de Ecclesia S. Benedicti in Praetorio.”
Il Di Pietro nella sua opera “Memorie storiche della città di Sulmona” a pag. 101 scrive: “Ma le altre Chiese di San Mercurio e San Cesidio, dette assolutamente in Balva esistevano in Valva, benchè resti da gran lungo tempo ignoto il sito […]. Ora però è tutto chiarito. La Chiesa di San Cesidio ritrovasi nel tenimento di Castro, ch’è il Castrum-Valvae, ed una fontana, la quale era prossima alla Chiesa suddetta, ne addita il vero sito. Viene oggi chiamata fontana non di San Cesidio, ma corrottamente di San Sio. All’intorno son disperse molte pietre, ed i castresi spacciano che ivi fosse un casale della Chiesa di San Cesidio”.
Ora il Di Pietro ha rilevato queste notizie verso la fine del 1700 ma da chi le ha avute?
Don Paolo Finocchi, sacerdote in Castrovalva nell’anno 1771, nella lettera che in seguito riporterò parla della Chiesa di San Cesidio ma la situa in Valledomnica.
“La sopradetta Chiesa di San Mercurio era in Cocullo e si nominava ancora nella bolla di Papa Lucio III nell’anno 1183, la bolla elencava le Chiese della Diocesi di Valva”.
Molto probabilmente i resti di questa Chiesa, San Cesidio, sono stati trasportati a Castro e utilizzati come materiale da costruzione oppure per la costruzione di mura di contenimento , se guardiamo i resti della casa di Faloppa notiamo molte pietre antiche squadrate e molti frammenti di dogli e altro vasellame inseriti nelle mura insieme a pezzi di tegoloni di copertura di tombe. Nelle vicinanze della casa di Faloppa, proprio sotto la strada sotto al pozzo fu rinvenuta una tomba doppia a camera in muratura, conteneva i resti di due corpi posti in posizione contrapposta, i piedi dell’uno erano vicini alla testa dell’altro, le pareti della tomba erano mosaicate. Le ossa furono portate a San Michele, la tomba fu disfatta e i pezzi di mosaico furono dispersi. La notizia del ritrovamento mi è stata data da Giovanni Di Vito che era presente. Comunque in tutta la zona nelle vicinanze della casa di Faloppa ci sono stati ritrovamenti di tombe.
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