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La storia
Dal Chronicon Vulturnense del monaco Giovanni si ha che il monastero di San Vincenzo al Volturno possedeva beni nelle nostre contrade.
Il monastero possedeva beni in Valle Trita, la valle che a principiare da Bussi arriva fino a Ofena, e possedeva terre, villaggi e Chiese in Valle de Flaturno.
La Valle de Flaturno è identificata, da alcuni, con la odierna Valle del Sagittario da Bugnara a Scanno; altri la identificano come la valle posta tra Anversa e Cocullo. Il fatto che la nostra valle in antico fosse la Valle de Flaturno è pacifico, ma il fatto di identificare Flaturno con l’odierno fiume Sagittario non è la stessa cosa. Il Chronicon Vulturnense non parla di fiume Flaturno come per altri corsi d’acqua per i quali è specificato il termine “fiume” e nemmeno di agglomerato urbano. Ora da cosa deriva il nome Flaturno non ci è dato di sapere, anche se c’è chi vuole identificare Flaturno con Anversa.
Ritorniamo al Chronicon Vulturnense, in un diploma del 29 Agosto dell’anno 968 dato in Fisige, territorio marsicano, (doc. 120 cv) si nomina la “cellam Sante Maria de Flaturno”.
Era la cella un convento minore con a capo un Prevosto, che possedeva beni immobili più o meno vasti e dipendeva dal convento principale.
Nel documento 28 del Chronicon Vulturnense dell’anno 816 giorno 10 del mese di Giugno, troviamo la conferma che Lodovico il Pio fa di alcuni beni al monastero di San Vincenzo al Volturno, tra questi beni troviamo la “Ecclesia Santi Vincencii, et Sancte Marie in Valli, et in Flaturno” (c 83 B 10-15).
Ora la Chiesa di San Vincenzo deve essere quella che si trova appena fuori Anversa , sopra l’Arenara, che poi passò al patrimonio di San Panfilo di Sulmona. Ancora il Chronicon : Pandolfo principe di Benevento alla presenza di conti, vescovi, Giudici e di numeroso popolo, discute una causa tra Paolo, abbate di San Vincenzo al Volturno e Adelberga, abbadessa del Monastero di Santa Maria in Apinianici (Pescina) per il possesso di quest’ultimo monastero, la causa si discute il giorno 29 Agosto dell’anno 968. Nell’atto si nominano ( c 194 a ) “cellam de Besce et Cellam de Sancta Maria de Flaturno, que posite sunt in Balva, una cum servis et ancilles, et terris”, Santa Maria de Flaturno deve essere l’attuale Madonna della Neve che si trova vicino alla centralina a Cavuto.
Nel documento 174 del Chronicon V. il 14 di Giugno dell’anno 996 in Marsi, Roffredo abbate di San Vincenzo al Volturno concede a livello per anni 29 a Trasmondo del defunto Tedemari di Valva i 2/5 della proprietà dipendente da Santa Maria in Apinianici, Cella di San Vincenzo al V., situati in Valle de Flaturno per la corrispondenza annua di un censo di soldi uno, c 278 B; vediamo i confini della concessione: “ in Flaturno et per eius vocabula, fine Cruce, et fine Serra de ipso Monte Pile, et fine Lacu de Voluntate ( Voluntate con la maiuscola), et fine Furca Caroli, et fine Serra de Rofine (Rufigno?), et fine Monte Formuoso, quomodo per ipsa serra descendit in flume Frigido ( per molti l’antico nome del fiume Sagittario), et quomodo ascendit in ipso Monte de Poniu, et fine Treseli, quomodo revenit a Cruce”.
Vediamo ora il documento 176 del 3 Marzo dell’anno 874, Pietro preposto del monastero di Santa Maria di Flaturno ( S.M. della Neve di Anversa), ai tempi della abbadessa Ermigarda del monastero de Santa Maria in Apinianici, fa elencare i sudditi della Cella di Santa Maria, esistenti nei villaggi di “ Saletta, Miscella, Macrano, Cennei, Fofile, Campolo, Cesa, Buxi, e Mebio” […] “in primis de Villa Salectu: Lanfredus, Tespaldu, Guallepertus, Lupus de Ansalinu, Lipula et Ursiperto de Ansalinu, Maynosu, Galdepertu, Aldepergula, Agustinu, Garnulu: omnes isti suprascritti servi et ancille Sancte Marie de Flaturno” seguono poi i nomi degli altri servi.
Ora in una catasto conservato a Castro nella Chiesa della Madonna della Neve si nomina il beneficio di Santa Maria in Salicto; don Paolo Finocchi, Sacerdote a Castro nell’ultima metà del 1700, nomina, in una lettera indirizzata a Ludovico Antinori del 26 di Agosto del 1771 di seguito inserita, la Chiesa di Santa Maria in Salicta e la situa nella contrada detta Valle Santa Maria. Riferimenti a detta Chiesa si trovano spesso in antichi documenti riguardanti Castrovalva e i beni che ad essa appartengono si situano nelle vicinanze appunto della Valle di Santa Maria, dove oltre alla Chiesa doveva trovarsi l’agglomerato urbano di Villa Salectu
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