Castrovalva


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Popolazione

La storia

Il Regno di Napoli sotto gli spagnoli fu sottoposto a sistematici rilevamenti demografici. A partire dal 1443 Alfonso I d’Aragona si accordò con i baroni per riformare il sistema tributario. L’esazione fiscale fu basata sul numero dei fuochi imponibili. Il fuoco era il nucleo familiare, il censimento veniva fatto casa per casa, con la descrizione del nucleo familiare, capofuoco, membri della famiglia e beni possseduti. In seguito si passò alle rivele che venivano fatte direttamente dal capofuoco. Dopo il rilevamento si passava alla determinazione dei fuochi fiscali soggetti a tassazione. Per quanto riguarda i risultati della numerazione, non dobbiamo pensare con certezza che le nostre borgate avessero i soli abitanti da essa indicati; i fuochi non vogliono significare il numero di tutte le famiglie che formavano l’università, ma solo di quelle soggette alla tassa dei fiscali o del focatico, in quanto molte famiglie erano franche per privilegio o per altre ragioni. Se si vanno a confrontare i fuochi fiscali con i catasti onciari si nota la differenza tra il numero delle famiglie soggette al focatico e quelle registrate sul catasto. Bisogna anche dire che per non essere censite molte famiglie si rifugiavano sulle montagne.
Dal numero dei fuochi fiscali, dopo le considerazioni fatte sopra, si può determinare la popolazione di un dato centro abitato moltiplicando per 4,5; vediamo per Castrovalva:
 
anno 1173 popolato di  48 capofamiglia +/- 200 abitanti
anno 1447 popolato di  12 fuochi per un numero di 78 anime 
anno 1595 fuochi fiscali 50         +/- 225 abitanti
anno 1640 fuochi fiscali 56         +/- 252 abitanti
anno 1669 fuochi fiscali  70         +/- 315 abitanti
anno 1732 fuochi fiscali 69         +/- 310 abitanti
anno 1815                                                        abitanti 359 di cui 165 m. e 194 f.
anno 1916                                                        abitanti 404
 
I dati riportati sopra sono certi in quanto desunti da catasti e relazioni tecniche di varia natura.
Per quanto riguarda l’anno 1447 la notizia è data da Nunzio Federico Faraglia che riporta “la numerazione dei fuochi nelle terre della Valle del Sangro fatta nel 1447” (in Rassegna Abruzzese di Storia ed Arte diretta da G. Pansa e P. Piccirilli, anno II, num. 5 – 6, Sulmona 15 Dic. 1898 ) con i cognomi delle famiglie registrate, mancano i nomi dei deputati alla numerazione . Vediamo i cognomi dei capofuochi: Berardi, Colantonius, Joanni Leonardis, Mathuci, Magistri Pauli, Masij, Petri, Palmerij, Stefani. In un documento del 1388. che di seguito sarà trascritto, compaiono cognomi non presenti alla numerazione del 1447: mancano i di Lutio i di Matteo i Sforzaterra i Burelli e mancano i Finocchi che sicuramente erano già a Castro in quell’epoca ma forse esenti, come gli altri mancanti, da tassazione o altro.
Nel 1740 si formò un catasto il cosi detto catasto onciario al fine di ripartire il carico fiscale in base all’effettivo reddito dei beni posseduti . Con il nuovo sistema impositivo si cercò di far pagare di più a chi più possedeva, ma le cose non cambiarono in quanto molti beni erano esenti: quelli feudali e i beni ecclesiastici; anche le università omettevano di dichiarare beni posseduti e per questo i catasti dovevano essere spesso aggiornati.


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