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La storia
Castro Valva si trovava al centro di un sistema viario molto importante per quei tempi: c’era il tracciato della via che collegava la Valle Peligna al Sangro, questa strada transitava per Bugnara, da Bugnara poi saliva dove ora c’è il Pozzo di Carico e da li per Valle Domnica e San Cesidio arrivava a Prato dove scendeva a San Pietro e da li transitava sotto Frattura per poi proseguire per Scanno e per Castel di Sangro e per il Molise.
Questa via ancora oggi visibile per un buon tratto è segnata da un miliario romano il cosi detto Libro di San Domenico proprio sotto al Pozzo di Carico, un altro miliario si trova sotto Frattura, oggi è chiamata la via dei Forestieri ma in antico era la via di Castro: Questa via di Castro metteva in comunicazione il contado del Molise e la Contea di Celano.
Altra via transitava sotto Anversa e costeggiando il fiume Sagittario arrivava a Scanno, questa via era utilizzata nel periodo invernale in quanto si trovava ad una quota più bassa della prima ed era meno ingombra di neve.
Ora ritorniamo alla via di Castro , l’importanza di questa via stava nel fatto che i conti di Celano per andare a Castel di Sangro e nel Molise non dovevano passare per Sulmona, e fu utilizzata dal conte Tommaso di Celano nel 1222 per evitare la Valle Peligna, ma vediamo la cronaca del tempo: secondo Riccardo di San Germano nella sua Cronica 1189-1243 “ Comes Thomas Caelano, licet salis arctatus, nocturno tempore, Rocca Exiens Magenul (Rocca Mandolfi, nel Molise), sub fido ducatu iter faciens per montana ad castrum se contulit Caspium, quod Raynerius de Aversa sororuis ejus tenebat, a quo acceptis equis, et sociis paucis, clanculo intra Obinulum, et deinde cum suis supra Caelanum veniens. […]
“Il conte Tommaso di Celano, benchè strettamente assediato, uscendo di notte tempo da Rocca Mandolfi sotto fida scorta avviandosi per luoghi montuosi si recò a Castel Caspio, che tenevasi da Raniero di Anversa suo cugino; dal quale ricevuti pochi soccorsi di uomini e di cavalli, entra di sorpresa in Ovindoli e da li a Celano.
Evelin Jamison nel suo lavoro su “I conti di Molise e Marsia nei sec. XII e XIII” trascrive questo passo, pag. 125, traendolo da una versione primitiva del San Germano, nel modo che segue: “ Il conte Tommaso di Celano usci nottetempo da Rocca Mandolfi, dove lasciò la moglie a difesa, e per la via di Castro (identificato come Castrovalva) giunse ad Ovindoli e da li guadagnò la torre di Celano assediata dagli imperiali.
Il conte Tommaso di Celano era uomo molto potente in quei tempi, possedeva buona parte della Marsica, i suoi parenti avevano possedimenti nel Molise, possedevano Anversa, Castro Valva e tutta la zona montana fino a Castel di Sangro. Tommaso non condivideva la politica imperiale e Federico II per punirlo fece assediare i suoi possedimenti.
Ora l’unica via sicura per Tommaso, per far ritorno a Celano, era quella che da Castel di Sangro passava per Scanno e Castrovalva e da Castrovalva raggiungeva Cocullo e da li verso la Marsica, in quanto tutte le terre attraversate erano in mano ai suoi parenti; la via di Sulmona non era sicura perché in mano agli imperiali.
Vediamo un documento pubblicato dal Faraglia nel Codice Diplomatico Sulmonese: “anno 1289, 30 Giugno, è ordinato di mandarsi bandi per sentire i reclami contro il giustiziere predecessore di Andrea de Pontibus e gli ufficiali di lui, nel documento sono indicate le terre nelle quali si udiranno i reclami per ciascun comune , tra questi terre si nominano “Callianum Illenj, Gordiano Syccum, Cucullum, Aversam e Castrum de Balba”.
Il Faraglia pubblica un altro documento, sempre nel Codice Dipl. Sulmonase, a data 1425, 23 Agosto: “ Giovanna II di Aragona regina delle due Sicilie nomina Agostino di Paolo Tinaccio fiorentino ed Antonuccio di Nicola del Notar Buccio di Castro Valva, per assicurare l’andata in Puglia, la permanenza e il ritorno dei pastori abruzzesi con le loro greggi, armenti e beni”.
Torniamo ai d’Aquino-d’Avalos, da un documento del 1549, 15 Settembre dato in Monte San Giovanni si ha che Maria D’Aragona, marchesa del Vasto, per conto di Ferdinando Francesco d’Avalos de Aquino da ordine al Magnifico Prospero Quinzio di Alatri di “recarsi nelle nostre contrade e cioè nei castelli di Pescoasseroli, Opi, Introdacqua e Castro di Valva per informarsi di tutte quelle quistioni criminali che vi sono da provvedere e procedere e giudicare e comporre qualsivoglia delitto; tassare tutti quelli che vi possiedono beni arbitrariamente, et procedere alla recuperazione de li territori che occupano quelli de Anversa in la Terra de Castro ( come al solito), secondo le citazioni conden. Ationi fatte per voi, et la conservatione di detti territorij”, ( doc. VII in appendice alla Storia di Scanno di A. Colarossi M.).
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