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La montagna di Rufigno e la controversia tra Castro e alcuni di Bugnara per i confini del feudo di Rufigno

La storia

La famiglia Colarossi di Scanno il 22 Agosto del 1865 acquistò dal Demanio dello Stato la Montagnola anche detta Feudo di Rufigno, con la Montagnola acquistò anche altri beni in Castro: le canapine e la taverna; ma la famiglia Colarossi riuscì ad entrare in possesso solo della taverna con 4 centinaia di terreni che poi rivendettero a don Pelino, taverna e terreni.
Emidio Colarossi in una lettera dice che non riuscirono a fare la divisione con Castro per impossibilità a reperire le piante topografiche, Castrovalva possedeva un quarto di Rufigno, quella più vicina al paese.
Ora, in mancanza di documenti, possiamo ipotizzare che per le vicende giuridiche della famiglia dei De Roberto molti beni rimasero al Fisco, la montagna di Rufigno fu divisa in quattro parti di cui uno assegnato a Castro e gli altri venduti dallo stesso Fisco.
La famiglia Colarossi dopo aver rivenduto la taverna (i ruderi) e i terreni a don Pelino, vendè la quota di Rufigno, la Montagnola o feudo di Rufigno, in suo possesso a taluni di Bugnara e cioè a La Marca Pelino, La Marca Tommaso, Frattaroli Domenico, Di Vito Egidio e Di Vito Francesco, per la somma di £ 26.000, con atto del Notaio Giovanni Angelone del 09 Settembre 1921 rep. 9772 e per una estensione di ettari 167 e 32 are.
Nell’anno 1923 l’Ufficio del Ricevitore di Sulmona ricorse al Tribunale e chiese una perizia per valutare la effettiva estensione della Montagnola; il perito nominato dal Tribunale di Sulmona misurò il latifondo e lo trovò pari a ettari 63, 35,50, questa differenza di estensione si ebbe in quanto al momento dell’acquisto non fu fatta misurazione alcuna ma ci si attenne alla pianta fatta redigere dai Colarossi e alla misura da essi dichiarata. Ora il Ricevitore di Sulmona intervenne d’ufficio o su richiesta di terzi? Probabilmente su richiesta del Catasto.
Vediamo la “perizia di stima del latifondo pascolativo e boschivo in contrada Rufigno tenimento di Castrovalva , frazione del comune di Anversa”, atti del Tribuanle di Sulmona Busta 293 Istruttorie anno 1923 Fondo Tribunale di Sulmona AS Sulmona con allegate due piante del latifondo, una dei Colarossi e l’altra dei periti.
“Con domanda del dì 10.2.1923 il Sig. Ricevitore del Registro di Sulmona faceva al locale Tribunale istanza affinchè venisse disposta la stima dei beni venduti, con atto del 09 Settembre 1921 per Notar Giovanni Angeloni di Sulmona, dai Signori Colarossi […] ai Signori La Marca […]. I detti beni consistono in un latifondo pascolativo e boschivo denominato Feudo di Rufigno in dominio di Castrovalva frazione di Anversa; il quale latifondo è risultato nel suddetto atto di compra vendita per la estensione di ettari 167, 32, 80 pari ad opere di misura locale 680 e centinaia 8, a confine con il comune di Bugnara, e con la montagna di Castrovalva e Frattura. In catasto è riportato all’articolo 3150 sez. A n° 2 e 3 con l’imponibile di £ 60,40.
Per la stima del suddescritto latifondo furono nominati i sottoscritti Geometri, che all’uopo riferirono quanto segue. Dal sopraluogo fatto alla presenza delle parti interessate nel giorno 25 Settembre 1923, come dal 5° verbale che si alliga ( verbale del 25 Settembre 1923 i Periti confrontarono la pianta presentata dai proprietari con quella del nuovo Catasto), è risultato che il latifondo in esame risulta della effettiva superficie di Ettare 63,35,50, in conformità della pianta che si alliga, la quale coincide con quella rilevata dai Periti del nuovo Catasto Geometrico, mentre la 1° pianta presentata dalle parti interessate, e che qui pure si alliga, redatta dal Perito Campea in data 17 Settenbre 1887, riporta una superficie di Ettare 167,32,80.
Tale rilevante differenza di superficie tra le due piante succennate deriva dal fatto che gli acquirenti del latifondo nello stipulare l’atto innanzi citato non fecero alcuna identifica sul luogo e ritennero come esatta la pianta del Perito Campea con l’estensione ed indicazioni ivi segnate e quindi riportate nell’atto stesso. Però i sottoscritti ritennero esatta la seconda pianta con la superficie di Ettari 63,35,50, procedono alle operazioni di stima in base della seconda pianta. Ciò premesso si è ampiamente discusso dai geometri qui sottoscritti sulle condizioni del latifondo in esame e del valore commerciale di esso nell’epoca in cui fu redatto l’atto di compra vendita, e sul riguardo esprimono concordemente il loro parere di stima come segue, seguono le stime […] “.
Molto probabilmente tra Castro e i proprietari del latifondo nacque una controversia per la rideterminazione dei confini e l’apposizione dei termini, visto che il 10 Settembre del 1930 l’Amm. di Castro scrisse al Pretore di Sulmona per alcuni chiarimenti circa la controversia con La Marca Giovanni ed Altri. Le carte da me visionate sulla questione della Montagnola arrivano fino al 12 Novembre 1946, e fino ad allora la questione dei confini non era stata ancora risolta, bisognerebbe informarsi .
Il fascicolo agli atti dell’AS Sulmona contiene anche due piante, la pianta Campea e la pianta del Catasto


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