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Il possesso della terra

La storia

I feudatari fondavano il loro potere economico sul possesso della terra (e di tutto quello che c’era sopra), il modello che venne imponendosi in Italia prima dell’anno mille era la c.d. azienda curtense. Il modello di azienda curtense si basava sulla divisione dei terreni, in mano a laici o religiosi, in due sezioni: la pars domnica riservata al signore proprietario e la pars massaricia che il proprietario concedeva ai capi famiglia residenti, che erano detti massari. I massari venivano forniti di tutto il necesario per coltivare la terra a loro concessa, in cambio dovevano prestare la loro opera nei terreni del proprietario, sulla pars domnica. La prestazione di cui sopra era detta angaria: prestazione di opera che il concessionario deve eseguire sulle terre tenute in economia dal signore. All’istituto della angaria si affianca l’istituto della parangaria: prestazione di opera che i vassalli dovevano al signore senza ricevere alcuna mercede. In entrambe le prestazioni l’opera da prestare era fissata in giornate lavorative, due giorni a settimana oppure una settimana al mese, a seconda delle necessità.
Il sistema curtense venne imponendosi sotto la dominazione carolingia e si diffuse come sistema di produzione ed inquadramento degli uomini.
Forte è la contesa per il possesso delle aree incolte.
Le aree incolte avevano una importanza essenziale negli equilibri produttivi delle comunità contadine, data la conformazione silvo pastorale dell’economia del tempo. Lo sfruttamento dei boschi e dei pascoli aveva il ruolo di assicurare la coesione sociale delle comunità. Determinante era il controllo delle aree incolte, su questo lo scontro fra i potenti e i liberi proprietari. L’epoca carolingia era tutto un susseguirsi di lotte che si concludevano il più delle volte con l’appropriazione degli spazi incolti da parte dei signori, di chiese e di monasteri.
Ora chi si appropriava degli spazi incolti non ne diveniva proprietario, boschi e pascoli continuavano a far parte del “publicum”, del suolo pubblico di proprietà regia. Il sovrano concedeva l’usufrutto e a volte il dominio utile ai singoli “potentes”. In questo sistema però il diritto di uso da parte delle comunità di contadini non veniva meno: ai contadini rimaneva il diritto di raccogliere la legna, di fare erba, di pascolare il bestiame, ma dietro pagamento di una tassa, o di una prestazione, questo sanciva la dipendenza dei contadini dai signori. Da questo nasce il diritto di “uso civico”: il diritto di potersi appropriare dei beni demaniali dietro pagamento di una tassa, oggi la tassa si paga allo stato che ha sostituito i potentes di allora. Per il taglio ad uso civico cosi come per il pascolo bisogna pagare una tassa allo stato.
Una azienda di tipo curtense molto probabilmente esisteva anche a Castro, la zona della Cortina sotto la montagna di Cesa di Massa: qui si avevano terreni riservati al signore e cioè la Valle Domnica e gli altri terreni circostanti assegnati ai massari, l’insieme era la Cortina


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