Menu principale:
La storia
1 Discorso generale;
2 Il merco dell’antica Università di Castro Valva;
3 Pizzo Marcello;
4 Rufigno e la controversia con i proprietari del feudo di Rufigno;
5 Ricognizione di confini tra Frattura e Castro del 1648;
6 Ricognizione di confini tra Frattura e Castro del 1710;
7 Promiscuità di beni tra Castro e Villalago del 1547 e scioglimento della promiscuità del 1810;
Separazione del territorio di Castro da quello di Anversa e amministrazione separata dei beni frazionali;
Castrovalva possiede un territorio quasi tutto montagnoso di circa mille e duecento ettari, confina con i comuni di Bugnara ad Est, Scanno e Villalago a Sud e con il territorio separato di Anversa a Nord. Questo territorio di natura quasi tutto feudale,demaniale, fu assegnato al comune autonomo di Castrovalva nel 1806 in forza della Legge di eversione della feudalità: i francesi nel 1806 per sopprimere i privilegi baronali abolirono la feudalità e stabilirono che tutti i beni feudali in mano a chiunque si trovassero dovevano essere trasferiti ai comuni, ad eccezione dei beni burghensatici : beni sui quali si poteva dimostrare la non origine feudale (demaniale) ma l’origine patrimoniale, ai beni burghensatici furono equiparati i mulini, i trappeti, e le valcherie, che essendo beni produttivi furono lasciati in mano ai baroni che sapevano come farli rendere.
Le vicende giuridiche degli ultimi feudatari di Castrovalva fecero si che molti beni tornarono alla diretta amministrazione del Fisco e parte di essi furono assegnati a Castro, come Rufigno.
Dai documenti visionati risulta che i castresi hanno dovuto sempre difendere il territorio dalle insidie dei comuni confinanti, che più volte hanno tentato di impossessarsi di parte di esso, e allora i ricorsi e le liti erano all’ordine del giorno.
I maggiori corpi demaniali attualmente in possesso a Castrovalva sono i seguenti: a principiare dal pozzo di carico inizia la montagna della Cesa di Massa, tagliata dalla via di Mezzo, poi si va verso Rufigno e da li verso Frattura fino alla Forca Silvana e a Colle Martino e Tevere, ad Ovest gli appicchi di Piennolo e i Pizzi.
Questi blocchi di montagne racchiudono a semicerchio un grosso corpo di seminativi, anche esso di natura demaniale e ormai per la maggior parte incolto, e comunque con resa molto bassa quando era coltivato.
Menu di sezione: