Castrovalva


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Antonio D Nino

La storia

SCOPERTE ARCHEOLOGICHE COMUNICATE ALLA REGIA ACCADEMIA DE LINCEI ANNO 1889
CASTRO VALVA AVANZI DI ANTICHE FABBRICHE E DI ANTICHE VIE

“Verso la metà della foce di Scanno, dove scorre il Sagittario affluente del Pescara, alla sponda destra, dall’Appennino che in quelle vicinanze prende il nome di Argatone, si stacca una serie degradante di colline dette via via Iaccio di Pistillo, Iaccio di Catarozzo, Piano dei Carpini, Costa dei Carpini, Colle Salere e Colle Sant’Angelo, sul quale ultimo siede in largo orizzonte il piccolo paese di Castro Valva.
La denominazione di Valva, non par che trovisi nelle pergamene anteriori al secolo XIII, in un’ ordinanza di Carlo II D’Angiò, in data 30 Giugno 1289, notansi alcune Terre in cui dovevano sentirsi i reclami contro un Giustiziere, fra i quali è Castrum de Balba, (Faraglia C.D.S.).
Ma nelle carte anteriori l’appellativo di Balba o Valva manca. Manca pure nella Bolla di Clemente III, del 5 Aprile del 1188, in cui sono nominate due Chiese di Castro; quantunque la stessa Bolla fosse diretta da un Vescovo Valvense, venerabili fratri Odorisio Sancti Pelini de Valva ( Archivio Cattedrale di Sulmona).
Al di la di Castro Valva, verso occidente, sempre sul Monte Sant’Angelo, sono alcuni ruderi di un castello detto volgarmente Castellaccio.
Tra questi ruderi, verso nord, c’è anche traccia di acquedotto.
Poco oltre sorge la modesta Chiesa di San Michele, di recente costruzione, con ossario antico: ragione di più per determinare che ivi sorgesse l’antica Chiesa di Sant’Angelo, che diede il nome alla contrada: Al di la il monte prende il nome di Morrone.
Era quella una stazione di gente primitiva. Vi si notano alcuni altri ruderi, una strada di accesso, riconoscibile nella roccia tagliata, e qua e la laterizi sparsi, di cui raccolsi un frammento di fondo di vaso, con una linea nera orizzontale. A Sud-Ovest pochi avanzi di cinta, a costruzione detta ciclopica.
Da Castro Valva, volgendo a Nord-Est, si discende e poi si risale al monte. A sinistra è notabile la contrada Capo Valledonica e le altre adiacenti di Valle Donica proprio, Colle Morto, Colle Maria Lecine e Vigna di Pettinillo, per essere tute sparse di laterizi antichi dove più dove meno. Ma solo nel culmine di Capo Valle Donica era una seconda stazione antichissima di popolo. La solita cinta di mura poligonali è scomparsa; ma se ne può determinare la forma dalla naturale conformazione del sito. Al di sotto però, nella Vigna di Pettinillo di tempo in tempo si scoprirono molti sepolcri che, dalle notizie raccolte, dovevano essere della prima età del ferro.
Dalla Valle Donica, volgendo ad Est, trovasi il Piano di San Sio, altra stazione antichissima, e dove alcuni avanzi di mura ciclopiche sono ancora visibili. Immediatamente sotto, nella contrada detta di San Sio e anche della Cortina, si rinvennero antichi oggetti in bronzo e ferro.
A San Sio vedesi un grande ammasso di frammenti di tegoloni con impronte digitali a circoli concentrici e a rombi, e frammenti di coppe, stammi e lucerne.
Rinvenuta a San Sio, mi fu mostrata una bellissima mano di statuetta di bronzo ed una testina fittile votiva, murata nella porta di una stalla di Camillo Nanni. Non mancano monete imperiali, il che può attestare la lunga durata di quei gruppi di popolazione. A San Sio , in un terreno di Clementina Lattanzi, si è ora scoperto un blocco di pietra paesana lavorata a scalpello, di forma parallelepipeda, alto m 1,00 largo m 0,93 dello spessore di m. 0,17. Suppongo sia cippo.
Discendendo poi la montagna stessa da San Sio a Valle Donica, in direzione di Bugnara, sono molte le traccie di antica via, detta dai vecchi Via Salara .
Nelle contrada Valle Santa Maria la traccia è continua, poiché c’è taglio nella viva roccia.
Dopo circa 150 passi di questo taglio, però qua e la interrotto, vi è il luogo detto il Libro di San Domenico. La pia tradizione dice che San Domenico, tornando da Fuligno all’eremo di Villalago, aprì un libro per leggerlo e l’appoggiò ad una parete della roccia tagliata, e ve ne rimase impressa l’effigie, con un incavo quadrato alto m 0,70 largo 0,52 profondo m 0,4.
Era certo una nicchia dei tempi dei romani.
La traccia della strada, col taglio nella roccia, continua nella direzione di Bugnara; anzi in un punto si conserva l’incavo delle ruote. La traccia diminuisce a mano a mano fino alla roccia dove è scalpellata una croce che segna il confine tra Castro e Bugnara.
In ultimo la denominazione di Valle Santa Maria, deve richiamare l’attenzione dell’archeologo.
Nel rialzo popolato di querce, e proprio sul fianco occidentale, rimane ancora un tratto di mura poligonali e gran quantità di frammenti di vasi e tegoloni”.
Il Castellaccio si doveva trovare dove ora c’è il ripetitore della RAI-TV, se si osserva il sito si può notare che esso è uniforme ad iniziare dal palo della luce, sembra spianato anche se degrada verso Castro; la sommità di questo castello doveva trovarsi dove c’è l’antenna, o forse dobbiamo pensare che si tratti di una torre quadrata piantata dove ora c’è il ripetitore. Comunque dal lato verso la Chiesa è visibile una scalinata tagliata nella roccia che sale fino all’antenna e visto che la costa in antico andava in direzione di San Michele, possiamo dedurre che la gradinata accedesse al castello o torre che sia. Ma se il de Nino scrive che “tra questi ruderi c’è traccia di acquedotto” significa che i ruderi occupavano un’area molto vasta.
L’acquedotto captava l’acqua della sorgente della Fonticella e la portava a San Michele.
All’inizio degli anni sessanta per la costruzione del ripetitore della RAI-TV furono utilizzate molte pietre già squadrate e sparse nei dintorni, molte pietre lavorate furono smurate vicino alla Chiesa di San Michele.
L’età del ferro, ipotizzata dal De Nino, va dal IX al VI secolo avanti Cristo.
Tutto il materiale a base di argilla veniva, prima della cottura, marchiato dal fabbricante con segni delle proprie dita e una volta cotto rimaneva la scanalatura.
Nella relazione del De Stefanis, conservata nella Biblioteca Diocesana di Sulmona, del 1853 troviamo scritto che sul Monte San Michele furono rinvenuti alcuni elmi di fattura molto antica.
Molte delle pietre lavorate e squadrate, che il De Nino vide sparse nelle campagne e a San Michele, furono certamente trasportate e utilizzate come materiale da costruzione a Castrovalva e sicuramente Faloppa per edificare la propria casa, alla Cortina, utilizzò questo materiale.


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